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Il BELLO! delle nuove generazioni

Punti di Vista

calendar icon24 aprile 2024

Il tema dell’innovazione riveste particolare importanza per le attività di Piemonte dal Vivo: è infatti tra gli obiettivi statutari della Fondazione lo sviluppo di nuove comunità di spettatrici e spettatori, la formazione di nuovi sguardi sul teatro, oltre alla costante attenzione per la creatività di artiste e artisti emergenti, capaci di trasfigurare in scrittura scenica le istanze del presente. Quel tempo fuggevole, incastonato tra antico e nuovo, tra eredità e incertezza, nel cui flusso siamo irrimediabilmente immersi. Piemonte dal Vivo individua, perciò, fra i propri focus strategici la relazione con il giovane pubblico, a partire da un’alleanza necessaria tra settore culturale ed educativo. Proprio da qui germina l’interesse per progettualità didattiche rivolte al mondo dell’adolescenza

Così, dopo l’esperimento pilota della scorsa stagione (che aveva coinvolto alcuni istituti piemontesi per lavorare sul tema della depressione, perno di Every Brillian Thing), si conferma anche per l’anno 2023/’24 la collaborazione con l’impresa sociale Stranaidea, nella forma di un laboratorio legato allo spettacolo Bello!, appuntamento della rassegna diffusa di danza contemporanea We Speak Dance, audiodescritto grazie al Centro Diego Fabbri di Forlì per il cartellone accessibile Teatro No Limits. Un esempio virtuoso – insomma – di trasversalità, di intreccio fra i vari piani operativi del Circuito multidisciplinare del Piemonte, in scena sui palchi di Cuneo, Saluzzo, Venaria Reale e Bosconero (tra il 10 e il 13 aprile scorsi). 

Contaminando il linguaggio teatrale con quello del circo contemporaneo, la performance è firmata da Cordata For e Fabbrica C, due compagnie del territorio, in collaborazione con Scuola di Circo FLIC. Bello! interroga la relatività del concetto di bellezza, l’universalità del bisogno di giudizio, la dimensione della competizione. A partire da un’estetica “coatta”, eteronoma, la riflessione proposta alle classi delle scuole superiori coinvolte (l’I.I.S. Denina Pellico Rivoira di Saluzzo, il Liceo Edmondo De Amicis di Cuneo e il Liceo Juvarra di Venaria Reale) è stata estesa anche al coefficiente di performatività imposto dalla società odierna, come recita il titolo di un recente volume di Maura Gancitano e Andrea Colamedici (Tlon 2019). A ciò si collega inoltre la riflessione in merito agli spazi d’errore concessi a giovani nel pieno della costruzione della propria identità. Interrogativi da cui un soggetto abilitatore di relazioni come è appunto Piemonte dal Vivo non può (e non vuole) certo tirarsi indietro. 


«Abbiamo usato lo strumento che conosciamo meglio, il teatro – ha recentemente dichiarato Marco Fiorito, responsabile dell’area “Comunità e Partecipazione” di Stranaidea – per guidare gli studenti nell’esplorazione libera del concetto di “Bellezza” resistendo alla tentazione di circoscriverlo in una rassicurante ma limitante definizione e concedendoci piuttosto il lusso audace della scoperta. Ogni idea generale è diventata un’occasione per scendere nel particolare e mettersi in discussione; ed è stato molto interessante vedere come i punti di vista possano cambiare ed evolvere quando ci si confronta con gli altri. Attraverso un’indagine sui tipi di stile che esistono nella nostra società, i ragazzi hanno capito che gli stereotipi sono un territorio rassicurante ed identificarsi in una categoria scegliendo un “gruppo di appartenenza” può essere di aiuto per iniziare a definire una propria identità; ma hanno riconosciuto anche che siamo tutti un caleidoscopico miscuglio di elementi differenti e ognuno di noi è libero di giocare con i modelli, reinventandoli e mescolandoli per esprimersi come desidera senza regole prefissate».

E che cosa hanno scoperto?
Per saperlo vi rimandiamo all’intervento Risvegliare meraviglia, insegnare libertà: un laboratorio BELLO!, edito lo scorso 23 aprile sulle colonne digitali del blog Stranaragione.

 

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Presenti alla replica saluzzese dello spettacolo anche due blogger della redazione itinerante di We Speak Dance, in veste di croniste 'su piazza'...
Entro in sala... (di Paola De Pasquale)

Entro in sala. Prima che cominci lo spettacolo mi viene consegnato un bigliettino.

Sopra c’è scritto: Cosa è bello per me, e poi un elenco. Lo leggo, sorrido, poi mi metto a pensare.

Cos’è bello, per me?

Per me sono belli, in ordine: il colore della sabbia, i libri, i quadri surrealisti, il colore che ha il cielo prima di tramontare. E una serie di altre cose, che si mettono in fila nella mia testa ma a cui non ho tempo di pensare perché le luci si stanno per abbassare. Mi chiedo, velocemente, cosa sia bello per le persone che amo, e poi per l’attore che vedo già in scena, per il regista che ha diretto lo spettacolo, per gli altri attori.

Me lo chiedo più volte durante lo spettacolo, mi concentro sui movimenti ma intanto nella testa mi risuona la domanda. Cos’è bello per lui? E per lei?

Poi mi dico ok, proviamo a rispondere. Per il regista dello spettacolo, secondo me, sono belli i movimenti dinamici, i corpi che si lanciano in aria. Le paillettes.

Ad un certo punto, qualcuno sul palco dice: quando ti approcci ad una persona nuova, devi capire quanto spazio puoi occupare. Non puoi buttarti sull’altra persona con tutto il tuo peso. Penso, è vero.

Relazionarsi all’altro significa avvicinarsi, capire la distanza giusta, quando del nostro peso possiamo fargli tenere addosso.

Penso che questa cosa si aggiunge ad una lista di cose belle che ho sentito, che mi hanno detto, quella che potenzialmente non finisce mai.

Cos’è bello? Le risposte possono essere diverse: un volo acrobatico, una sfilata, dei corpi che si muovono dinamici. Non c’è una risposta definitiva, non per niente si dice che non è bello ciò che è bello ma solo ciò che piace.

Quando lo spettacolo finisce, dopo aver riso, applaudito, penso che ho imparato una cosa nuova: la bellezza può essere contagiosa.

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Reimparare a camminare (di Camilla Vinella)

È andata così: sono arrivata a teatro con un po’ di anticipo. Una volta raggiunto il mio posto, all’ultima fila, mi sono seduta. Poco dopo, una ragazza si è avvicinata e mi ha chiesto cosa considerassi bello. Ho detto “il colore arancione”, anche se credo che avrebbe preferito una risposta più elaborata.

Quando se n’è andata, ho riflettuto su cosa trovassi veramente bello e ho cominciato a scrivere una lista: una macchia sul viso, un violino, il pranzo della domenica. Anche un camaleonte, le caffettiere, o la strada per casa mia. Ma non riuscivo a trovare una definizione che mi soddisfacesse appieno.

Le luci in sala si sono abbassate e lo spettacolo è cominciato e, mentre proseguiva, io ho continuato a compilare la lista che adesso recita in questo modo:

Cosa è bello?

Dimenticarsi per un attimo come si cammina.

Starsene seduti su una poltrona e osservare ciò che succede intorno.

Ragazzi che si arrampicano gli uni sugli altri.

Risparmiarsi le arrampicate.

Non parlare, ma comunicare.

Essere ancorati a terra, sentire di appartenere a un terreno comune.

La luna, che è sospesa, e ci guarda tutti.

Starsene seduti su una poltrona e provare interesse per ciò che succede intorno.

Un salto, ma non uno qualunque. Di quelli pericolosi.

Lasciarsi cadere da una parte all’altra e farsi acchiappare da un compagno.

La fiducia.

Sconfiggere la paura di cadere, che fa crollare tutto.

Le vertigini, quando si fanno domare.

Starsene seduti su una poltrona e cercare di raggiungere in qualche modo quello che ci incuriosisce.

Non sapere come funziona un’arte.

Il fiato sospeso.

Il fiato quando riprende la sua danza.

Come i bambini imitano le persone grandi.

I capelli rossi.

Starsene seduti e riuscire a muoversi verso il bello.

Strisciare, rotolarsi, poggiarsi sulla schiena.

Gattonare.

Dire ad alta voce: “bello!”, indicarlo e raggiungerlo.

Alzarsi in piedi.

Fare un passo dopo l’altro.

Afferrare il bello.

Applaudire.

INFORMAZIONI

BELLO!
co-creazione e interpretazione Britt Timmermans, Mario Kunzi, Tijs Bastiaens, Camille Guichard, Vittorio Catelli, Antonio Panaro e Giacomo Martini
creazione e direzione Francesco Sgrò
drammaturgia Jean-Michel Guy
accompagnamento coreografico Teresa Noronha Feio
accompagnamento acrobatico Davide Visintini
testi e fotografia Luca Quaia
produzione Cordata F.O.R e Fabbrica C in collaborazione con Flic Scuola di Circo

calendario delle repliche in Piemonte: clicca qui

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